E’ morto Franco Volpi
Apr 15, 2009 General
Franco Volpi, una vita per la filosofia
Addio al grande interprete di Heidegger
Franco Volpi, 57 anni, ordinario di Storia della filosofia a Padova, è morto ieri all’ospedale San Bortolo di Vicenza, dove era ricoverato da lunedì pomeriggio in seguito a un incidente stradale. Era stato travolto da un’auto a San Germano dei Berici, mentre si trovava in sella alla sua bici. La conferma del decesso è giunta in tarda serata dal nosocomio vicentino, che dalle 15 aveva fatto partire le sei ore di osservazione per la dichiarazione di morte cerebrale.
Lungo i dolci pendii di San Germano dei Berici, il professor Franco Volpi amava scendere in sella alla sua bicicletta. Di solito non portava con sé i documenti: correva libero, solo. E un po’ era così nella vita. Perché lui, che nel 1972, appena ventenne, aveva avvicinato il maestro Enrico Berti, per chiedere la tesi — che diede vita, per altro, alla sua prima pubblicazione: Heidegger e Brentano: l’aristotelismo e il problema dell’univocità dell’essere nella formazione filosofica del giovane Martin Heidegger —-, ormai camminava davanti a tutti: Volpi aveva tradotto e curato le opere di Gadamer, Schopenauer, Carl Schmitt, Rosa Luxemburg e Heidegger, di cui è stato, probabilmente, il massimo interprete italiano. «La nostra Università perde uno dei suoi pezzi migliori, siamo tutti costernati », ha dichiarato il rettore del Bo Vincenzo Milanesi.
Leggendo un libro: il modus vivendi di Franco Volpi
E nemmeno lunedì, quando poco dopo l’ora di pranzo un’auto ha travolto la sua bicicletta, il professore aveva in tasca la carta d’identità: un elemento che nelle prime ore ha reso difficile il riconoscimento. Una telefonata ha poi avvertito in Germania la moglie Otte Ruth, conosciuta a Wurzburg, e la figlia Laura, 22 anni, laureatasi a Ca’ Foscari e ora in Scozia. «Era impossibile collocare Volpi all’interno di uno dei due approcci teoretici che ormai hanno fossilizzato la storiografia filosofica contemporanea — ha spiegato commosso il collega e amico Umberto Curi, ordinario di Storia della filosofia moderna —. Volpi si era allontanato dalla sterile contrapposizione storiografica e si era contraddistinto per la vivacità del suo pensiero. Aveva saputo incidere in modo decisivo sullo sviluppo della filosofia italiana degli ultimi decenni. La perdita di Volpi è davvero irreparabile».
Professore di Storia della Filosofia a Padova, visiting professor a Laval in Québec (1989), a Poitiers (1990) e a Nizza (1993), Franco Volpi aveva tenuto conferenze e seminari in tutto il mondo. Con la camicia arrotolata sulle maniche e lo sguardo buono e pungente, difeso dagli occhiali tondi, Volpi aveva saputo imporsi infatti a livello internazionale. Parlava perfettamente cinque lingue e aveva tradotto dal tedesco l’opera di Heidegger su Nietzsche, in spagnolo aveva pubblicato la mastodontica Enciclopedia delle opere filosofiche. In italiano aveva firmato centinaia di articoli, libri, saggi – dal Dizionario delle opere filosofiche di Mondadori, fino alle ultime opere, come il Manuale di Storia della Filosofia (Laterza) per i licei, scritto assieme al suo maestro, Enrico Berti. Che ieri aveva un filo di voce. «Datemi sue notizie — ha ripetuto incredulo il Decano del Bo per tutto il pomeriggio —: Franco era il mio migliore allievo, il migliore. E la sua morte è qualcosa di sconvolgente: come quella di un figlio per il padre».
Puntuale e generoso, Volpi aveva dedicato quest’anno il corso istituzionale a Nietzsche anziché ad Heidegger. «Aveva una cultura e una conoscenza sterminate — ha raccontato sottovoce Pietro Gori, trentaduenne assegnista a Filosofia, uno degli ultimi laureati con Volpi —. E non era un barone: nonostante la sua carriera non era riuscito ad avere nemmeno un ricercatore». Ma lui era così. Venerdì su La Repubblica, quotidiano per cui collaborava, è apparso il suo ultimo pezzo: un commento alle dichiarazioni del Papa su Nietzsche, che ora assume un significato diverso. «Anche se la vita non è bella, sta a noi cercare di renderla tale — scriveva il professore —. Uno dei problemi della Chiesa attuale è che la produzione della felicità le è sfuggita di mano. Ma non è colpa di Nietzsche se la forza dei Vangeli svanisce e la condizione dell’uomo occidentale è sempre più paganizzata».
Giovanni Viafora
15 aprile 2009
Tags: 2009, Franco Volpi, italiano, Martin Heidegger

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